Roma, Cantiere dei Poeti. Dante, Ariosto, Levi, Keats: nuovi
bozzetti ispirati ai capolavori della letteratura. Reinventando la
palizzata di un cantiere
Scritto da
Helga Marsala | venerdì, 2 gennaio 2015

Il bozzetto di Massimo Livadiotti ispirato dall’Orlando Furioso
Riqualificare un angolo grigio di città attraverso la pittura e la
poesia. Ripescare memorie di immagini e di versi, tra un passato
glorioso e un presente di gioco, di desiderio, di resistenza e spirito
collettivo. E così rispondere a un cantiere edile, nonluogo temporaneo
fatto di gru, ponteggi e calcestruzzo, con un cantiere della fantasia,
tornando a prendersi cura delle cose. È in questo modo che è nato,
tempo fa, il Cantiere dei Poeti, a Roma. Un’iniziativa fiorita in Piazza
Dante, rione Esquilino, intorno ai lavori per la ristrutturazione della
Cassa Depositi e Prestiti, che diventerà il quartier generale
amministrativo dei Servizi segreti. Uno dei tanti “buchi neri” che ogni
metropoli si trova a gestire, in un perpetuo fiorire di scavi,
riparazioni, ristrutturazioni, appalti e manutenzioni. A farne le spese è
stato, in questo caso, il giardino della piazza, interamente
sacrificato dai materiali e i macchinari della squadra di operai.

Il cantiere di Piazza Dante, a Roma
E allora, prendendo spunto proprio dai nomi delle strade della zona,
che omaggiano alcuni tra i più grandi poeti della storia, un gruppo di
artisti ha risposto a questa occupazione pesante con un esperimento
leggero, fatto di parole, di visioni, di immaginazione. Lungo la
recinzione del cantiere, artisti come
Massimo Livadiotti, Aurelio Bulzatti, Ruggero Savinio, Massimo Ruiu, Beatrice Pasquet
collocheranno – secondo una formula già testata – dei bozzetti ispirati
a opere di Dante, Tasso, Ariosto, Primo Levi, John Keats, Annelisa
Alleva, che andranno ad aggiungersi a quelli già installati in
precedenza e a una lunga sequenza di alberi dipinti. Il tutto
coinvolgendo le scuole del quartiere, grazie a dei laboratori creativi
gestiti dagli artisti stessi e pensati per i bambini.esquil
Alla fine del percorso la palizzata avrà l’aspetto di un monumentale
libro aperto, srotolato lungo il perimetro del giardino. Testimonianza
di un rapporto con la città ritrovato e coltivato. Una maniera per
rispondere con l’arte, la storia e la letteratura, alle (troppo) lunghe
stagioni di “work in progress” che imbrigliano piazze, strade,
facciate, monumenti. Ingorghi necessari, ma spesso vissuti dai residenti
come forme di espropriazione temporanea. In Piazza Dante, adesso, c’è
aria di bellezza e di lavoro. E il “brutto” del cantiere, quasi, non si
vede più.
- Helga Marsala
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